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Arymo / Mindfulness  / Ogni cosa al suo posto

Ogni cosa al suo posto

La mindfulness e il magico potere del riordino, interiore.

Con l’inspirazione e l’espirazione, il nostro respiro consapevole, cominciamo a riordinare la nostra casa.
[Thich Nhat Hahn]

DECLUTTERING OVVERO LIBERARE SPAZIO

Mettendo in ordine la casa e diminuendo le cose in vostro possesso, capirete a che cosa dare importanza nella vostra vita e riuscirete a distinguere chiaramente i veri valori. Ma non concentratevi sul ridurre ciò che avete o sulla ricerca di un metodo efficace di organizzare gli spazi. Concentratevi piuttosto sulla scelta delle cose da conservare in base a ciò che vi fa stare bene e godetevi la vita secondo le vostre regole. Non è questo il vero piacere del riordino
[Marie Kondo]

Se avete letto o anche solo sfogliato l’intrigante libro di Marie Kondo dedicato al magico potere del riordino, sapete che riorganizzare le cose che ci circondano non è soltanto un gesto utile che ci semplifica l’esistenza. Liberare spazio è una pratica fondamentale per accogliere energie nuove nella nostra casa e nella nostra vita.

Spesso i primi giorni dell’anno sono dedicati a rimettere in ordine la casa dopo le gozzoviglie delle feste. Togliere di mezzo l’albero di Natale o il presepe genera un po’ di mestizia, ma una volta riposta l’ultima pallina e riportato il malloppo in cantina, la stanza sa fa più ariosa e quasi sempre troviamo modo di riorganizzare gli oggetti nello spazio che si è creato. Troviamo finalmente un posto a quel regalo carino che davvero non sapevamo dove mettere.

Il riordino auspicato da Marie Kondo è dunque un’arte che, se praticata consapevolmente, può diventare uno strumento validissimo da utilizzare anche per ritrovare armonia nel nostro spazio interiore.

IL RESPIRO COME SORGENTE DI SPAZIOSITA’

Inspirando creo spaziosità in me, espirando lascio andare tutto ciò che non riguarda il presente. Inspirando mi apro ai contenuti del momento presente, espirando abbraccio il mio presente
[Thich Nhat Hahn]

L’osservazione del respiro nelle pratiche di consapevolezza è il punto di partenza che ci aiuta a generare un contatto tangibile con il momento presente. Il respiro intessuto alla vita del corpo, alla sua energia, alla sua qualità. Il nostro corpo è quella parte di noi che si trova sempre nel momento presente. Tornare al corpo attraverso il respiro significa riorientarci nel qui e ora. Secondo Thich Nhat Hahn significa tornare a casa, riportare la nostra mente dispersa alla sua vera dimora.

Quando le pratiche di consapevolezza diventano una parte sostanziale della nostra vita scopriamo di essere sempre più affezionati al respiro, di essere sempre più interessati al suo fluire. Il respiro cambia forma nei vari momenti della nostra giornata, insieme al cuore modifica la sua intensità al variare dei nostri stati emotivi, il respiro è un testimone della qualità della nostra vita. Quante volte, in balia dell’ansia smettiamo di respirare, tratteniamo il respiro o lo imprigioniamo in una gabbia toracica rigida e bloccata! 

Ricordarsi di respirare è una delle prime pratiche che si apprendono nei Protocolli Mindfulness-Based.

Attraverso le tecniche yogiche di respirazione si impara a cavalcare il respiro, ad espandere e ad allargare, intensificare e direzionare il respiro nel corpo di modo che diventi vera risorsa energetica. L’inspirazione, quando viene accolta e accompagnata all’interno del corpo è un gesto che crea spazio e profondità. Durante l’inspirazione il corpo si espande, si alleggerisce, la colonna si allunga e ci proietta verso il cielo, la gabbia si apre morbida ed elastica creando agio al cuore. Durante l’espirazione il corpo si rilassa, ritrova peso e radici che lo riportano a terra, le tensioni si allentano affinché il corpo sia pronto ad accogliere l’inspirazione successiva in un circolo senza fine.

Il respiro nel suo pacato fluire ci ricorda la nostra condizione esistenziale originale: costantemente in equilibrio tra cielo e terra, pieno e vuoto, slancio e abbandono. Ogni respiro ci ricorda il prezioso principio di impermanenza, tanto caro agli antichi, ma così lontano dalla nostra cultura moderna in cui tutto ci spinge ad aggrapparci ossessivamente agli oggetti, alle relazioni, alle situazioni con la pretesa che ogni cosa rimanga stabilmente uguale a sé stessa.

TRE PICCOLI PASSI PER USCIRE DALLO STATO DI “TRANCE”

A tutti quanti capita ogni giorno di perdere la strada nella foresta intricata delle nostre vite, totalmente intrappolati in infinite preoccupazioni, pianificazioni e giudizi verso noi stessi e gli altri; allo stesso tempo continuiamo ad agire, affrontare bisogni e risolvere problemi concreti… Viviamo le nostre vite come “in trance”, come in un sogno o un incubo, totalmente inconsapevoli che fuori dalla nostra testa esiste una realtà più ampia e palpitante
[Tara Brach – Radical Compassion]

Familiarizzare con il momento presente attraverso il respiro ci porta ad aprirci sempre di più alla nostra esperienza interiore e agli infiniti contenuti della nostra coscienza.  

Finché viviamo nello stato di “trance” dettato dalla volatilità dei nostri pensieri, che ci sballottano continuamente da un punto all’altro, ci troviamo come su un treno impazzito che continua a cambiare direzione con il risultato che perdiamo progressivamente energia, efficacia e controllo delle nostre vite.

Quando si era piccoli e ci si trovava nel bel mezzo di un gioco agguerrito e frenetico c’era una parola magica: ARIMO! Questa parola ci autorizzava a lasciare per un po’ di tempo la competizione, riprendere fiato, trovare rifugio in uno spazio sicuro in cui nulla e nessuno potesse toccarci.

La pratica ci invita a trovare la forza e il coraggio di dire ARIMO nelle nostre giornate turbolente per regalarci tre piccoli passi che interrompano lo stato di “trance”. Questo è il punto di partenza dei protocolli di Mindfulness e, allo stesso tempo, il punto di partenza per un cambiamento profondo delle nostre vite:

  1. ARIMO: Mi concedo il permesso di fare pausa (proprio nel bel mezzo di un momento particolarmente complicato e aggrovigliato della mia giornata)
  2. RESPIRO: Mi regalo tre respiri consapevolmente ampi e profondi in cui:
    1. Primo respiro, accolgo le condizioni del mio corpo: tutte le sensazioni, tensioni, blocchi e palpitazioni che riesco a sentire dentro di me; 
    2. Secondo respiro, accolgo il mio panorama emotivo: che tipo di emozioni sto provando ora, riesco a dar loro un nome?
    3. Terzo respiro, accolgo l’energia della mia mente: quali pensieri stanno condizionando il mio agire (pensieri pesanti, leggeri e volatili, veloci, sfuggenti, aggrovigliati…)
  3. LASCIO ANDARE – In questo spazio prezioso faccio ordine e stabilisco ciò che è funzionale al momento presente: posso lasciare andare la tensione nelle spalle e alla gola che mi impedisce di respirare? Posso lasciare andare l’ansia che deriva dal pensiero giudicante e ossessivo che ripete incessantemente “non ce la farai?”. Posso spostare la mia attenzione sul compito più importante che in questo momento devo portare a termine?

Abituarsi a utilizzare la pausa che si genera nello spazio di 3 respiri è il primo passo verso una rivoluzione interiore profonda fatta di momenti di calma sempre più cercati e sempre più nutrienti durante i quali riprendere il filo della nostra vita.

UN POSTO A TUTTO NELL’INFINITA SPAZIOSITA’ DELLA COSCIENZA

Ho guardato dentro di me in profondità, e ho trovato una montagna, la vetta altissima nascosta da nebbia e nuvole, ho trovato un fiume che scorre giorno e notte verso il mare, ho trovato una galassia che si muove silenziosa, con milioni di stelle.
[Thich Nhat Hahn]

Quando la pratica dei 3 respiri si evolve e si creano aree di calma e osservazione interiore sempre più frequenti, si fa esperienza dell’infinita spaziosità del nostro mondo interiore. Ci rendiamo conto di avere a disposizione un luogo che può contenere un universo intero e che ognuno di noi ha il potere di organizzare questo spazio a piacimento.  

Se lasciamo che la nostra coscienza venga perennemente invasa da pensieri pesanti ed ingombranti sarà come tenere un elefante in soggiorno, per quanto si cerchi di girargli intorno come se niente fosse, l’elefante continuerà a compromettere la comodità della nostra casa. La consapevolezza ci porta a prenderci cura dell’elefante e di tutte le esperienze scomode che la metafora rappresenta, possiamo a un certo punto analizzare la portata dell’elefante e scoprire che, magari, è solo una piccola creatura invadente, possiamo altresì decidere di spostarlo in terrazzo o in giardino, in soffitta o in cantina per creare uno spazio più vitale e accogliente in cui muoverci.

Più prendiamo dimestichezza con i contenuti della nostra coscienza e più ci rendiamo conto di riuscire a trovare posto per tutto: scoprire che in noi riescono a convivere contemporaneamente gioia e dolore, risentimento e amore, frustrazione e fiducia.  C’è uno spazio per ogni emozione, esperienza, vissuto che ci colleghi al presente. A noi resta la scelta consapevole se nutrire e dare risalto alle esperienze che ci procurano energia o a quelle che ci destabilizzano e ci impoveriscono. Tutto in noi può essere contenuto e abbracciato, sta a noi scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare o, semplicemente, mettere da parte.

In questa prospettiva la consapevolezza diventa un sostegno importante nell’organizzazione logistica del nostro mondo interiore: così come sappiamo prenderci cura dell’ordine e dell’organizzazione della nostra casa affinché sia funzionale al nostro abitare domestico; sapremo dedicare buona cura al nostro spazio interiore, rigenerare e areare sistematicamente le stanze in cui poter respirare un’aria di serena accoglienza.

Un saluto e un respiro.

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Marie Kondo – IL MAGICO POTERE DEL RIORDINO – Vallardi Ed.

Thich Nhat Hahn – RESPIRA, SEI VIVO! – Ubaldini Ed.

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